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Sulla rotta del milione di crocieristi: Livorno riscopre una vocazione turistica

La Crocieristica a Livorno, 13 Giugno 2016

Crociere e turismo: esperti e istituzioni in conclave a Livorno

Sulla rotta del milione di crocieristi
Livorno riscopre una vocazione turistica


Lo scalo è il terzo porto italiano per i crocieristi in transito e da dicembre anche home port
Ma per l’Irpet (e non solo) manca ancora oggi un’offerta turistica adeguata

Lavorare a testa bassa e mettere presto a bilancio risultati tali da risollevare un indice di rendimento turistico che per il momento vede ancora uno scarto tra le performance promesse, potenziali, e quelle concretamente realizzate. Nella Sala Ferretti della Fortezza Vecchia, Autorità Portuale, Comune, Porto di Livorno 2000 e Regione Toscana parlano lo stesso linguaggio, l’obiettivo condiviso è fare della città dei Quattro Mori una meta turistica appetibile.

Le questioni, e le eventuali soluzioni, sono state messe sul tavolo durante il workshop organizzato dall’Autorità Portuale e dedicato al tema delle crociere. A elencare i problemi, ed ostacoli, che oggi impediscono a Livorno di rilanciare e sviluppare una vera e propria vocazione turistica è stato Enrico Conti, dell’Irpet: in città - ha affermato -  manca una cultura diffusa del turismo come motore economico; manca, persino, una cultura della collaborazione istituzionale tra soggetti pubblici e privati; manca in sostanza un’offerta turistica di territorio adeguata alla domanda potenziale.

Nello studio che l’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana presenterà a fine anno, verrà tracciata una cornice delle riforme possibili in tema di rilancio del turismo, ma, certamente i problemi evidenziati ed emersi durante i diversi focus group coordinati dall’APL nella fase preparatoria del documento appaiono, almeno per il momento, grossi come macigni.

La domanda, allora, è: che fare?

Partiamo dai numeri

Prima di tutto bisogna partire da quel che a Livorno c’è di buono e i quasi 800 mila crocieristi previsti nel 2016 (e gli 870 mila che potrebbero essere raggiunti nel 2017) sono un dato che non può essere trascurato: «Lo scalo labronico – ha detto il direttore commerciale della Porto di Livorno 2000, Giovanni Spadoni – è il terzo porto italiano, dopo Napoli e Venezia, per passeggeri in transito», non solo, «siamo anche  un porto di imbarco e sbarco grazie soprattutto a Msc Armonia, che scalerà Livorno a partire da giugno, e alla Costa Diadema, che lascerà a dicembre la Spezia per partire dalle nostre banchine». Insomma, se è vero che siamo passati dai 70mila passeggeri dell’anno boom, quello del milione di crocieristi, agli appena 5mila del 2015, nel 2016 e –soprattutto nel 2017 – torneranno a essere 50 mila i crocieristi che sceglieranno lo scalo labronico come porto base.

E poi va detto che Livorno è una destinazione molto richiesta: come ha rilevato lo stesso Spadoni presentando un’indagine promossa dalla Porto 2000, nel 2016 è previsto che su un totale di 800 mila crocieristi, un buon 25% si fermi in città spendendo qualcosa come 5,26 milioni di euro.

Allo stesso modo, non possono essere trascurati i membri degli equipaggi e il contributo rilevante che danno all’economia della città: come evidenziato dall’Autorità Portuale in uno studio dedicato al tema, nel 2015 sono transitati a Livorno 277 mila marittimi (753 persone a nave). Tra spese di trasporto, vitto, alloggio, e visite mediche, l’anno scorso gli armatori hanno speso per i propri equipaggi 169 mila euro. Con riferimento alle spese dirette sostenute dagli equipaggi, considerando che solo il 50% (circa 139 mila persone) è sceso a terra durante le soste in porto, l’88% della metà del totale ha dichiarato di aver effettuato a Livorno spese per servizi di ristorazione, telefonia, trasporto e vestiti (la stima – fornita da Spadoni – è di una spesa approssimativa complessiva di circa 3,76 milioni di euro, che va ad aggiungersi a quei 5,26 milioni di euro spesi dai crocieristi).

Sono numeri importanti, nonostante tutto, e la città dei Quattro Mori ha molto da offrire, a cominciare dal patrimonio storico e artistico (le due Fortezze, il museo Fattori, la passeggiata a mare, la terrazza Mascagni e il quatriere della Venezia) e dalle peculiarità della tradizione gastronomica..

Il turismo esperienziale, il brand Livorno e le infrastrutture

Ci sono, insomma, tutte le premesse per sviluppare quel che, suggestivamente, l’assessore comunale al turismo, Nicola Perullo, ha qualificato a più riprese col termine di “turismo esperienziale”. Il fatto è che il potenziale di attrattive turistiche in città potrebbe costituire un vero e proprio volano di sviluppo: «Bisogna creare un’offerta che consenta al turista di scegliere se ascoltare qualcosa del Mascagni o andare a vedere Modigliani, il turismo nella nostra città può diventare una nuova forma di economia in grado di sviluppare le potenzialità del territorio», ha detto convintamente il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin.

D’altronde le stime del 2015 presentate dal direttore di Toscana Promozione Turistica, Alberto Peruzzini, parlano chiaro: l’anno scorso c’è stato un incremento del 2,3% degli arrivi in Toscana, con 12,8 milioni di turisti e il 2016 conferma per la Regione ulteriori trend di crescita. Questo è lo scenario e proporre la Città dei Quattro Mori come porta della Toscana è per Peruzzini una priorità: «L’obiettivo – ha detto - è mettere a sistema questi dati e fare in modo che a una crescita del turismo nella Regione corrisponda un aumento dei crocieristi a Livorno, con la garanzia di una ricaduta economica sul territorio della provincia».

Più facile a dirsi che a farsi. Certo, l’Agenzia della Regione ci crede, e sta elaborando strategie di marketing che rafforzino il consolidamento della presenza toscana sui mercati del settore crocieristico: creare un brand attrattivo e una comunicazione dedicata con strumenti innovativi, questa è una delle chiavi di volta per essere visibili sul piano internazionale.

E anche la disponibilità di infrastrutture adeguate non è un fattore secondario per attrarre il crocierismo. Lo sa bene il responsabile del Piano Regolatore Portuale per l’APl, Claudio Vanni, per il quale l’ampliamento degli accosti dedicati alle cruise boat presso il Terminal Alto Fondale è un’operazione di previsione urbanistica di fondamentale importanza. Ma le infrastrutture non sono tutto e se le questioni tecniche relative al miglioramento delle aree di interfaccia tra porto e città sono al momento allo studio degli uffici competenti del Comune e dell’Authority, è anche vero che una politica di promozione della città deve puntare su altro.

Le proposte della tavola rotonda

Chi, durante la tavola rotonda che è seguita agli interventi introduttivi, ha provato a delineare delle proposte di azione, è stata Anna Landini, di Confesercenti Livorno: la numero uno dell’associazione imprenditoriale ha per esempio chiesto che venga presto formata una cabina di regia “capace di dare le gambe ad una visione condivisa dello sviluppo turistico della nostra città”; suggestiva anche la proposta di creare un “Pacchetto Livorno” a bordo delle navi attraverso l’individuazione di un soggetto unico abilitato che faccia da cerniera tra i segmenti di imprese cittadine che possono offrire servizi ai turisti.

E mentre per il consigliere di Asamar, Stefano Salvestrini, è fondamentale il recupero per Livorno della funzione di home port («Hanno un valore maggiore rispetto alle crociere di transito», ha detto), per il presidente della Camera di Commercio, Sergio Costalli, è altrettanto importante che i soggetti pubblici facciano la loro parte, creando sinergie e sviluppando progetti condivisi.

A tirare le fila del dibattito è stato l’assessore regionale al turismo, Stefano Ciuoffo: «Va cambiato l’approccio – ha detto Ciuoffo –, abbiamo ancora oggi una visione che guarda al passato, se non molliamo gli ormeggi e non la smettiamo di guardarci in cagnesco, se non cominciamo ad assumerci ognuno la propria responsabilità e a costruire una progettualità condivisa, Livorno non sarà mai competitiva sul fronte del turismo».

Ciuoffo è stato chiaro: «È possibile che una città come Livorno, che ha storia tradizioni, qualità urbana, non coltivi la propria autostima e non la sappia rappresentare? La comunità livornese è chiamata a recuperare uno scatto di orgoglio: dobbiamo lavorare assieme, la Regione farà la propria parte».